Conoscendo le nostre radici | Getting to know our roots

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Vista del fronte ed ingresso

Nel documentarci sulle tecniche costruttive in terra, una visita agli esempi presenti nel nostro territorio è doveroso.
Qualche giorno fa abbiamo visitato un interessante esempio di una tipologia costruttiva “povera”, tipica delle campagne marchigiane. Costruita agli inizi del novecento ed abitata sino alla metà del secolo, è stata successivamente acquistata e ristrutturata dal Comune. Il restauro della Casa di terra e di paglia, già Santini-Perlini, acquisita nel 1979 dall’Amministrazione comunale, rappresenta il primo intervento pubblico nelle Marche, se non addirittura in Italia, volto al recupero di un manufatto in terra cruda.

Dettaglio della struttura di copertura in legno incannucciato e coppi.

Tale esperienza è stata preceduta da una campagna di catalogazione condotta tra il 1979 e il 1980 e dalla consultazione di una ricca bibliografia sulle costruzioni in terra, finalizzate alla formale tutela dell’edificio che, con Decreto Ministeriale del 29/11/1982, è stato riconosciuto di particolare interesse in quanto “manufatto risalente ai primi del ‘900 d’interesse etnografico in cui invenzione umana e condizionamento naturale, documentano l’impiego di un’antichissima tecnica costruttiva che ha presieduto alla formazione dei primi insediamenti rurali, integro nella sua tipologia d’impianto e di grande importanza per lo studio e per l’evolversi di un tipo edilizio legato alla cultura contadina. Abitazione rurale tipica chiamata con il nome di “atterrato”, rappresenta uno dei pochissimi esempi rimasti nelle Marche centro-settentrionali”.

 

 

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Vista interna del soggiorno e focolare

Il recupero della Casa di Terra di Ostra Vetere, attuato con due distinti interventi, tra il 1988/89 ed il 1991/92, si è rilevata una formidabile fonte di conoscenza, una miniera di acquisizioni oltre che l’occasione di riproporre e, per certi aspetti, anche re-inventare, un sistema costruttivo antico quanto l’uomo, ma di cui si erano in parte perdute le pratiche modalità esecutive.
Lo stato di conservazione dell’edificio al momento dell’avvio dei lavori ha, infatti, comportato la parziale ricostruzione di oltre un terzo del suo volume complessivo (corrispondente alla parte retrostante ove era ubicata la stalla e, al piano superiore, una delle camere da letto) che risultava crollata e quindi irrimediabilmente perduta.

 

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Vista interna della cucina

Con il supporto del rilievo grafico, eseguito nel maggio del 1989 nell’ambito di una specifica ricerca, l’immobile è stato quindi riproposto non solo nelle sue originarie forme e dimensioni geometriche, ma anche nell’intrinseca tipologia costruttiva che si sostanzia in un basamento in mattoni di laterizio cotto, posti leggermente “a scarpa”, e stati sovrapposti, dell’altezza di circa 25/30 centimetri, di un impasto di terreno argilloso cavato in sito con l’aggiunta di paglia rigorosamente proveniente da stalla.

Quest’ultimo particolare, il quale apparentemente sembra solo evidenziare un contesto socio-economico d’estrema indigenza, in realtà attesta anche un’istintiva capacità di risolvere con mezzi poveri, peraltro gli unici disponibili, vari problemi di natura statica e tecnico-costruttiva; basti pensare che i residui organici presenti nella paglia fungevano da ritardante dei tempi di essiccamento della malta costituente la struttura.
La scrupolosa applicazione dei canoni propri di tale tipologia edilizia (solai di copertura ed intermedio estremamente leggeri realizzati con travi e correnti di legno e soprastante pianellato posato “a secco”; vani di porte e finestre di ridotte dimensioni architravate con tavole lignee di

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Retro e giardino con chiara visione del basamento in laterizio

lunghezza pari a circa il doppio della luce libera; sporto del tetto, in canne palustri, molto aggettante per assicurare la protezione dalla pioggia, al pari dell’intonaco esterno a calce) oltre a
segnare il recupero secondo criteri meramente scientifici e conservativi di tale bene culturale, ha confermato la validità di un sistema costruttivo ove grande rilievo assumono le capacità d’intuizione e la genialità dell’uomo.

fonte: www.ostravetere.com

 

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View of the front and entrace


|ENG|
Trying to get confident with earth building techniques, a visit to the examples in our area is a must.
Few days ago we visited an interesting example of a “poor” type of construction, typical of the Marche region countryside. Built in the early twentieth century and inhabited until the middle of the century, it was later bought and restored by the municipality of Ostra Vetere.
The restoration of the raw earth house, already Santini-Perlini, acquired in 1979 by the municipality, is the first public intervention in the Marche region, if not in Italy, aimed at recovering an artifact in raw earth.

Detail of the roof structure in wood straw and bent tiles

This experience was preceded by a cataloging campaign held between 1979 and 1980 and the consultation of a rich bibliography on construction themes, aimed at the formal protection of the building that, by Ministerial Decree of 11/29/1982, got its particularly important interest recognized as “artifact from the early ‘900 of ethnographic interest in which human and natural conditioning invention, documenting the use of an ancient building technique that presided over the formation of the first rural settlements, intact in its type of system and of great importance for the study and for the development of a type of building linked to the peasant culture. Typical country cottage called by the name of “atterrato” (from the Italian “terra” for earth), is one of the few remaining examples in the central and northern Marche “.

 

 

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View of living and fireplace

The recovery of the Ostra Vetere Earth House, implemented with two different interventions, between 1988/89 and 1991/92, ended up being a wonderful source of knowledge, a wealth of acquisitions as well as the opportunity to propose and, in some aspects, even re-invent an ancient building system than man, but they had partly lost their practical implementation practices.
The state of conservation of the building at the start of the work has, in fact, resulted in the partial reconstruction of more than a third of its total volume (corresponding to the rear of where the stable was and, on the top floor was located, one of the bedrooms) that resulted collapsed and then irretrievably lost.

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View of the kitchen

With the support of graphic relief, executed in May 1989 as part of a specific research, the
property was then revived not only in its original form and geometric dimensions, but also in the intrinsic type of construction that is embodied in a stand in fired clay bricks, places slightly “shoe”, and were stacked, the height of about 25-30 centimeters, of a mixture of clay soil dug in the site with the addition of strictly coming from the stable straw.

This last detail, which apparently seems to only highlight a socio-economic context of extreme poverty, actually attests an instinctive ability to solve with poor means, however, the only ones available, various static problems and structural engineering; just think that the organic residues present in the straw acted as a retarder of drying times of the constituent mortar structure.
The strict enforcement of its canons of this building type (covering floors and extremely light intermediate made with wooden beams and currents and above pianellato placed “dry”; the small door and window lintels rooms with wooden boards in length

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View of the backside and the garden with clear vision of bricks base

equal to about twice the clearance, transport of the roof, in reeds, very projecting to provide protection from the rain, like the plaster exterior lime) as well as scoring the recovery according to a purely scientific and conservative criteria of such cultural property, it has confirmed the validity of a construction system where great importance, taking the capacity of intuition and the genius of man.

Source: www.ostravetere.com

 

 

 

 

 

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